Rue de L'Esperance, mostra di Riccarda Montenero all'Oratorio dei Disciplinanti, Finalborgo

dal 15 dicembre al 13 gennaio 2019

L'Artista Riccarda Montenero presenta la mostra RUE DE L'ESPERANCE, con inaugurazione 15 dicembre dalle ore 17.00 presso il Complesso Monumentale di Santa Caterina - Oratorio de' Disciplinanti in piazza Santa Caterina, Finalborgo (SV) dal 15 dicembre al 13 gennaio 2019, con inaugurazione sabato 15 dicembre ore 17.00.

la mostra è visitabile dal martedì alla domenica 15.00 / 20.00 - lunedì chiuso.

Ingresso libero.

 

"RUE DE L'ESPERANCE" rimanda a una via di Parigi. È un progetto costituito da una ottantina di opere fotografiche, le cui tematiche spaziano dall'identità alla follia, dai conflitti alla crudeltà, dalla seduzione al tempo che segna i corpi, ecc.. Una narrazione che vede il corpo generalmente in sequenza, insieme a disegni autografi, simboli e graffiti fotografati nelle vie di Parigi.

Rue de l’Esperance, sguardo dopo sguardo, ci conduce in una zona franca. Le oltre ottanta immagini che la costituiscono, segnano, quasi fossero pietre di un selciato, un percorso in cui la visionarietà e la maturità espressiva di Riccarda Montenero felicemente si confrontano e si contaminano. La serie è densa di rimandi iconografici e linguistici che – per limitarsi a due soli esempi – spaziano dalla fotografia plastica al Surrealismo. La stessa titolazione delle opere è un rilancio alla capacità immaginifica dello spettatore, una sorta di invito al gioco del cadavre exquis. Nelle opere transitano disegni, si dispongono corpi, compaiono cromatismi. Ciascun elemento, collocato con sapienza nello spazio di rappresentazione, appare risolto ma impronunciabile: è un segreto, dell’artista e nostro, che resterà tale. In anteprima e in appendice a Rue de l’Esperance, Riccarda Montenero presenta anche Odyssé dans les yeux, una sequenza tratta da Sans abri, progetto tuttora in fieri. Dalla strada – rieccola, la strada! – dai suoi marciapiedi e dai suoi margini, si propagano vite a cui l’autrice restituisce identità e dignità. Ogni incontro si fa racconto, epico, greve e ossessivo, costituito di immagini sovrapposte: immagini come capitoli di una storia che ci risucchia e da cui non possiamo, eticamente, chiamarci fuori.