A Finalborgo "Peter Pan e i Ragazzi Perduti"

Compagnia del Barone Rampante - 13 gennaio 2018 Auditorium di S. Caterina

Sabato 13 gennaio 2018 ore 21 presso l' Auditorium di Santa Caterina in Finalborgo, lo Zonta Club di Finale Ligure presenta La Compagnia del Barone Rampante nella rappresentazione di “Peter Pan e i ragazzi perduti” (da "Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere." di James M. Barrie) Con Gianmaria Martini e i Ragazzi della Compagnia del Barone Rampante

 

Biglietti : ridotto 10 euro, intero 12 euro.

Informazioni e prevendita:

Libreria Cento Fiori Via Ghiglieri, 1 Finale Ligure tel. 019.692319

Segreteria de La Compagnia del Barone Rampante (aperta il venerdì dalle 17 alle 19) Via Municipio, 3 Borgio Verezzi 

Prenotazioni anche telefoniche e via mail: ‪348 / 8978694‬‬

c.ilbaronerampante@libero.it

 

Una parte del ricavato sarà utilizzata per service a favore delle donne (oncologico e di prevenzione della violenza sulle donne)

 

Il Barone Rampante, una delle più vivaci Associazioni culturali di Promozione Sociale del Ponente Ligure, ha ottenuto il 4 dicembre 2017 un nuovo grande successo con l’allestimento al Cinema Teatro Moretti di Pietra Ligure di "Peter Pan e i ragazzi perduti" tratto da "Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere" di James Matthew Barrie (1860-1937), per la regia e l’adattamento di Gianmaria Martini, le scene di Gabriele Resmini e i costumi di Anna Varaldo.

Come il "Romeo e Giulietta" di Shakespeare, il cui debutto è avvenuto l’8 luglio 2016 al Festival Teatrale di Borgio Verezzi, con l’interpretazione dei ragazzi del Barone affiancati da tre attori professionisti, Eva Cambiale, Carlo Orlando e Manuel Zicarelli, è uno spettacolo che merita di essere riproposto altre volte per la bontà e la freschezza degli esiti. Le finalità del Barone Rampante che ha fortemente sostenuto questo ed altri spettacoli, sono fin dalla fondazione avvenuta nel 2005, creare un rigoroso e stimolante progetto di diffusione culturale attraverso non solo l’arte, la musica, la danza e le arti figurative, ma anche il teatro, istituendo una scuola rivolta a bambini, ragazzi e adulti, sostanzialmente riassumibile nella formula a scuola di teatro e fantasia. In effetti le finalità sono tre: liberare l’emotività dei giovani allievi, aiutare l’evoluzione della loro creatività e contribuire a far sviluppare negli allievi una tecnica rigorosa grazie all’apporto di robuste professionalità nel settore del teatro. Anima di questa realtà che ha oramai un notevole spessore artistico è da sempre Marcella Rembado, figlia di Enrico, ideatore nel 1966 del Festival estivo di Borgio Verezzi, e suo direttore per oltre un trentennio. Lo spettacolo proposto dall’attore triestino Gianmaria Martini, nato nel 1983, diplomatosi allo Stabile di Trieste e in quello di Genova, già con solide professionalità maturate nel campo del palcoscenico in cui ha lavorato in ruoli da protagonista diretto da registi quali Valerio Binasco e Emanuele Conte, al cinema come interprete di Diaz e di Romanzo di una strage e della televisione come attore de I Cesaroni, Un caso di coscienza, Il bene e il male e Non uccidere, risulta molto diverso da quelli del primo Peter Pan realizzato dalla Walt Disney nel 1953 per un pubblico in prevalenza di bambini e ragazzi, a discapito dei reali contenuti tematici originali e dell’ultimo di Hogan, uscito nel 2003 a poco meno di cento anni dal debutto teatrale. I due film sopra ricordati, precisa Martini nelle note di regia riportate sul foglietto di sala, hanno adattato l’originale dello scrittore scozzese Barrie “con la finalità di creare prodotti rivolti principalmente a un pubblico di bambini e ragazzi, staccandosi dai reali contenuti tematici e dalle cifre stilistiche dell’opera originale”. Del resto Peter Pan di Barrie, già protagonista di una serie di suoi libri sull’infanzia non è solo e semplicemente un ragazzino che non vuole crescere e che per questo vive perenni avventure in un mondo di fantasia. L’adattamento di Martini punta a rileggere un copione in apparenza divertente, in maniera diversa, sforzandosi di scandagliare più approfonditamente il protagonista,“una natura difficile da penetrare, che porta inconfutabilmente con sé anche tendenze drammatiche e oscure, riguardanti sia la sua psicologia, sia la fonte della sua reale natura”. Quest’ultima riguarda, ad esempio, la spietatezza e la violenza con le quali Peter domina sul gruppo dei ragazzi perduti”, in quanto è “un’ombra impenetrabile che avvolge la verità della propria origine con una serie di continue contraddizioni”. La messa in scena di Martini fonde con grande sapienza e abilità “gli elementi leggeri che danno toni grotteschi e divertenti all’opera […] restituendo così la tridimensionalità” che la versione drammaturgica di Barrie,“deviandola verso un immaginario prevalentemente dark (che prende organicamente spunto da descrizioni e suggestioni riportate dall’autore stesso)”. Legata a ciò sta il rifiuto del protagonista e di molti altri personaggi del testo di vivere la vita reale” che “richiama una tematica che ha in sé lo stesso rifiuto: il suicidio”. Da qui “la scelta di circondare e contaminare lo spettacolo anche con musiche di autori rock, alcuni dei quali hanno fatto di quel rifiuto la loro non vita, da Kurt Cobain a ‪Joy Division‬”. Nel contempo è evidente l’autoironia dello spettacolo che prende in giro se stesso in particolare laddove oggi non ci stupiamo, come invece avvenne il 27 dicembre 1904, nel caso del volo di Peter Pan e dei ragazzi appesi ad un filo. Del resto oggi nessuno” riderebbe di fronte a battute o dimensioni old age, come per esempio quello di un padre (il signor Darling) che va in ufficio nella cuccia di un cane-governante, pensando così di supplire” alla sua carente affettività paterna. Tale rifiuto, uno dei temi centrali dell’opera, costituisce “un confine tra la negazione dell’esistenza e l’accettazione di essa”, creando, in questo modo “due macro categorie dell’essere umano”. Per evitare di dare una visione univoca ai personaggi di Peter e Wendy la scelta intelligente di Martini è stata quella di fare interpretare i due protagonisti da più allievi-attori che, però, non si alternano a canone, come nei classici saggi delle scuole di recitazione, perché lo spettacolo non è solamente un saggio, ma un’esperienza che conduca l’allievo verso un alto livello di professionalità. A condurre con Martini quest’impresa impegnativa basata sulla coralità, sono ventidue ragazze/i impegnati sul palco in uno o più ruoli e funzioni: Gaia De Giorgi in quello di Trilly, Lorenzo Carnielo e Lorenzo Vio in quelli di Peter, Adelaide Colman e Paola Calcagno nella parte di Wendy, Elia Farinazzo e Iacopo Ferro, rispettivamente nei ruoli di Michele e di Hook e Nana. Ad interpretare le altri parti sono nell’ordine Anita Gallo (Zufolo Ombra), Mattia Ugo Gambetta (Sig. Darling Pirata), Zaira Fiallo (Giglio Tigrato Pennino), Beatrice Iannello (Sig.ra Darlinng) Pietro Ramello (Gianni), Angelica Girello (Macchia), Gabriela Franchino (primo e secondo gemello), Elia Mazzon, Lucrezia Polizi, Lorenzo Ciluffo (pirati) , Sofia Aragno e Federica Fabiano, Giulia Revello (indiane). A contribuire all’esito decisamente felice dello spettacolo va segnalato il contributo dietro le quinte di varie persone: il tecnico delle luci Pietro Zanella; quello del suono Enrico Borro; il macchinista Davide Ciccarelli; le addette al trucco e alle acconciature: Giulia Pozzi e la Colman. Come assistenti alla regia vanno ricordate poi Ciara Ricciardi, la Calcagno, la Iannello, la Colman e Sonia Meneghetti; come assistenti alle scene e ai costumi Marianna Bolla, la Meneghetti, Camilla Mucina, la Aragno e la Fabiano. L’arrangiamento della musica del terzo atto è di Letizia Poltini; le voci cantate della Ricciardi e della stessa Poltini;. A proposito dei brani musicali che contribuiscono a vivacizzare e irrobustire questo spettacolo agile, divertente, poetico, ma insieme pensoso, vanno segnalate tra le altre le brevi ma funzionali esecuzione di brani dei Nirvana, di The Token, di ‪Celine Dion‬, di ‪Vasco Rossi‬ e di ‪Edoardo Bennato‬, con un’incursione nella musica da film di ‪Ennio Morricone‬ e una dell’opera con un pezzo de I Pagliacci di Leoncavallo.

Lo spettacolo di Martini e dei bravi ragazzi del Barone Rampante divide i personaggi in due categorie:quelli tridimensionali, come Peter e Hook, e i bidimensionali come la ciurma dei pirati. Per la costruzione dei primi verranno usati in prevalenza elementi del “metodo Stanislavskij”uniti ad altri del “metodo Strasberg”. Il quinto atto del copione di Barrie presenta gag e scene improvvisate ad esempio coi servi di scena, il fenicottero nate durante le prove. Del resto l’intero spettacolo che è brioso, vivace ed agile è il risultato di un lavoro di sapienti tagli e di accorte integrazioni nate durante le prove. Di qui un ulteriore interesse della rappresentazione che risulta una creazione continua e felice che accompagna nel corso dell’intero allestimento.

 

Roberto Trovato - già Professore Associato di DRAMMATURGIA all’Università di Genova

Marcella Rembado -
Compagnia del Barone Rampante Ass. Culturale di Promozione Sociale.