Santuario di N.S. di Pia

Antico centro di cultura e religione benedettina
Santuario di N.S. di Pia (Ph: Provincia di Savona)

Il Santuario di N.S. di Pia domina lo sbocco della valle da cui prende nome ed è un antico centro di cultura e religione benedettina. L'origine del culto mariano in Val Pia si perde nel passato. Il primo documento che riferisca di una cappella dedicata alla Madonna è del 1140. Tuttavia la presenza di una chiesa vera e propria è attestata solo nel 1302. Di tale chiesa non avanzano che alcuni archi a sesto acuto e il bel campanile ancora intatto  (XIII sec.) a sette piani di bifore, con archi tondi lavorati ciascuno in un solo blocco con colonnine e capitelli in pietra del Finale. Si tratta di uno dei più significati esempi di campanili del Duecento in Liguria (transizione tra romano e gotico). Lungo i secoli XIV e XV si alternarono monaci e secolari fino a quando, nel 1477, sotto il Marchese Galeotto del Carretto fu decisa la costruzione, accanto alla chiesa, di un monastero, affidato ai Benedettini della Congregazione di Monte Oliveto. Nell'ultimo scorcio del secolo il convento si ingrandì e fu costruito il primo chiostro in pietra del Finale, ultimato solo moltissimo tempo dopo, nel 1921 (un secondo chiostro fu iniziato in quest'anno e finito nel 1944).
Al principio del 1700 su disegno di Gerolamo Veneziano detto il Fontanetta, da Noli, la chiesa fu ricostruita ad una sola navata e seguendo i canoni dell'architettura barocca. Il quadro della Vergine fu inquadrato nel sontuoso altare in marmo policromo donato dai conti Prasca (1728).

Il monastero custodisce la veneratissima tavola della Vergine con il Bambino di Nicolò Da Voltri (fine del XIV secolo, inizio del XV) e varie opere d'arte che risalgono al periodo più fiorente del complesso religioso (inizio XVI secolo): tre gruppi in terracotta della scuola dei Della Robbia (Vergine allattante col Bambino, la Pietà, la Vergine col Bambino e S. Giovanni Battista); il grande tabernacolo del Quattrocento con la Crocifissione e quattro Santi laterali.

Nella prima metà del Quattrocento soggiornò a lungo nel monastero fra Antonio da Venezia, celebre intagliatore del legno, che vi lasciò un gruppo di lavori di prim'ordine (mobili del coro e altri oggetti minori).
I monaci olivetani rimasero a Finalpia per tre secoli, fino al 1799 quando furono colpiti dalle requisizioni successive all'invasione napoleonica.
Dopo alterni avvicendamenti tra secolari, olivetani e cassinensi, nel 1905 il monastero venne definitivamente restituito ai monaci sublacensi che vi risiedono tuttora.

Indirizzo: 
Piazza Abbazia
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